La valutazione dei risultati ottenuti in un campione di soggetti obesi, affetti da sindrome metabolica, aiuta a personalizzare le cure

Secondo alcuni autori, in Italia circa il 20% della popolazione sarebbe affetto da sindrome metabolica, in pratica un individuo ogni cinque. Una percentuale che pare aumentare con l’età, raggiungendo il 40% tra i 60 e i 69 anni e oltre il 42% tra gli over 70. Causata da una combinazione di fattori di rischio come l’obesità addominale, l’ipertensione, l’iperglicemia e la dislipidemia, in particolare livelli alterati di colesterolo e trigliceridi. Com’è noto, tale condizione porta a un aumento significativo del rischio di sviluppare malattie cardiovascolari (infarto, ictus), diabete di tipo 2 e altre patologie gravi come la steatosi epatica. Sebbene, in moltissimi casi, chi ne è affetto non manifesti sintomi evidenti per lungo tempo, talvolta prima del conclamarsi delle suddette patologie, possono fare la loro comparsa anche manifestazioni cutanee come l’acantosi nigricans (macchie scure e ispessite nelle pieghe cutanee – in particolare collo e ascelle) e infezioni frequenti (soprattutto in caso di diabete associato). Senza dimenticare che sindrome metabolica e obesità sono frequentemente legate a malattie infiammatorie croniche come la psoriasi e la dermatite atopica, che possono peggiorare se non si interviene sui fattori metabolici. La domanda che spesso ci si pone, è se sia possibile intervenire sulla sindrome metabolica, e sulle sue conseguenze, agendo sul regime alimentare del paziente. Ne parliamo con la dott.ssa Alessia Terzo biologa molecolare e nutrizionista palermitana.
“Recentemente mi sono posta proprio questa domanda e ho selezionato un gruppo 20 pazienti affetti da sindrome metabolica, alcuni in sovrappeso altri in obesità di livello 1, 2 e 3 per sottoporli a una dieta low carb ipolipidica a basso carico glicemico e verificarne i risultati in termini di riduzione dei picchi glicemici post prandiali, a seguito di un calo dei livelli ematici di glicemia ed insulina e alla riduzione del colesterolo ematico. A tutti i pazienti, previo accordo con il medico di base, ho richiesto, prima di iniziare un nuovo percorso alimentare personalizzato, analisi cliniche per la familiarietà con Diabete Mellito Tipo 2 (DMT2) e insulino resistenza o per difficoltà nel concepimento in caso di Sindrome Ovaio Policistico (PCOS). Ai fini dello studio i pazienti hanno assunto un integratore a base di Gymnema (pianta della famiglia delle Apocinacae utilizzata nella medicina ayurvedica), Berberina (alcaloide naturale ad azione antimicrobica, antiossidante e antinfiammatoria tradizionalmente usato per controllare i livelli di zuccheri e colosterolo ematici), Acido alfa lipoico (potente antiossidante e co-enzima), e Cromo (fondamentale per la sintesi proteica e il metabolismo di zuccheri e lipidi) associato a Metformina, (noto farmaco che appartiene alla famiglia delle biguadini utile nel trattamento del diabete di tipo2) e a terapia alimentare low carb a basso carico glicemico, a seconda dei pazienti, di tipo molecolare oppure chetogenica, questa ultima integrata con un’assunzione amminoacidica. I risultati registrati hanno messo in evidenza una variabilità che trova spiegazione in fattori, condizioni di partenza non omogeni, comportamenti che rimandano al livello di attività fisica svolta regolarmente, dalla compliance alla dieta e all’integrazione. Il ridotto numero di casi e la poca omogeneità del campione, non permettono di standardizzare i protocolli, ma l’analisi dei singoli casi permette riflessioni molto interessanti. La prima paziente, per esempio, è stata una donna di 30 anni, sedentaria in sovrappeso con insulino resistenza, che ha seguito in maniera quasi ottimale la terapia alimentare molecolare più l’integrazione proposta. I risultati sono stati una riduzione della glicemia ematica e dell’insulinemia basale dopo 8 mesi da 12 a 5.8 con riduzione significativa dell’indice HOMA (Homeostatic Model Assessment) a registrare il miglioramento dell’insulino resistenza, e un calo ponderale di circa 10kg. Un’altra paziente, una donna di 34 anni che presentava obesità di 3° livello, celiaca con tiroidite autoimmune, colon irritabile, resistenza insulinica severa e sindrome metabolica, con indice HOMA > 4, ha invece riportato una lieve riduzione di glicemia, insulinemia, trigliceridi ma non del colesterolo, probabilmente poiché, per sua ammissione, non ha rispettato in maniera corretta la dieta assegnata. Un’altra paziente, di 38 anni, sovrappeso, con resistenza insulinica moderata, ipercolesterolemia, si è sottoposta a terapia alimentare molecolare in associazione con l’integrazione per 6 mesi. Alla fine del protocollo, il colesterolo, la glicemia e l’insulinemia sono rientrate completamente insieme a un calo ponderale di 15Kg circa. Un uomo di 35 anni con iperinsulinemia moderata, obesità di 3° livello, ha seguito una dieta chetogenica con integrazione. Il risultato è stato un calo ponderale di 60kg in circa un anno, una riduzione significativa di glicemia, insulina, transaminasi, colesterolo e trigliceridi. Una donna di 28 anni che presentava obesità di 2° livello e morbo di Crohn, è stata trattata con dieta molecolare / ipoglucidica a fasi alterne con integrazione, mostrando solo una significativa riduzione della glicemia glicosilata. Un’altro uomo, 32 anni in sovrappeso, con un quadro di resistenza insulinica, ipercolesterolemia, ha seguito in maniera soddisfacente una terapia alimentare molecolare e l’integrazione, più un programma di attività fisica non continuativa, ma in 8 mesi ha perso 10 kg con una riduzione significativa di glicemia e colesterolo. Ho prescritto una dieta, l’integrazione e un programma di attività fisica aerobica moderata a una donna di 50 anni, con pregresso carcinoma mammario e resistenza insulinica ottenendo una riduzione delle glicemia, glicosilata ed insulinemia basale, e un lieve miglioramento del profilo lipidico. In accordo con il medico di base le è stata diminuita la Metformina fino a eliminarla completamente. Una donna di 68 anni con DMT2, obesità di 3° livello, sedentaria, sottoposta a dieta chetogenica più integrazione, ha mostrato una rilevante riduzione dei livelli di glicemia insulinica basale, trigliceridi, glicosilata con diabete mellito in discreto controllo metabolico e un calo ponderale di 25 kg. L’assunzione di Metformina è stata ridotta fino all’eliminazione completa. In un’altra donna sovrappeso, 52 anni, sedentaria con resistenza insulinica, ipercolesterolemia, trattata con dieta chetogenica e molecolare, il calo ponderale è stato di 10 kg, nonostante non abbia rispettato la dieta ma solo l’integrazione mentre è scesa la glicemia, l’insulina basale e il colesterolo ematico. Analoghi risultati si sono avuti in una paziente donna di 56 anni affetta da ipercolesterolemia, insulino-resistenza, obesità di primo livello. In altri casi simili fra loro, in soggetti sovrappeso, in generale, un calo ponderale imputabile alla dieta molecolare unita ad integrazione in soggetti con severe insulino resistenze che svolgono una pur lieve attività aerobica ha visto la riduzione significativa di insulina, glicemia, e l’assenza resistenza insulinica secondo HOMAmentre la sedentarietà e la sola integrazione hanno evidenziato una riduzione modesta dei livelli ematici di glicemia e insulina. Da segnalare che in una donna di 37 anni sovrappeso resistenza insulinica severa, con storia pregressa di FIVET fallite, al calo ponderale di 16 kg circa a seguito di dieta molecolare, integrazione e metformina si sono accompagnate una forte riduzione dei livelli di glicemia ed insulina e una fecondazione avvenuta spontaneamente. La mia convinzione finale è che da queste esperienze cliniche non si possano trarre conclusioni oggettive, valide per tutti, ma si può ritenere che pazienti con sindrome metabolica e resistenza insulinica possano ottenere una riduzione dei livelli di glicemia e insulina ematici ricorrendo a una dieta molecolare o chetogenica associata a una pur lieve attività fisica aereobica e all’assunzione di un integratore specifico.”